Il Paradigma delle Scale Mobili


Il Paradigma delle Scale mobili è un blog che esiste dal 2012 dove ho raccolto, in maniera molto disordinata, alcune cose che ho scritto, pensieri riflessioni e appunti.

Le scale mobili sono un paradigma del bene comune.O, per meglio dire, come si sta sulle scale mobili è un paradigma del bene comune.

All’estero capita spesso di vedere, anche nelle ore di punta quando sono affollatissime, chi le prende stare perfettamente in fila, allineato sulla destra. In Italia, non di rado, ci si mette invece un po’ dove capita, producendo un’informe ammucchiata.

E per questo che il come si usano le scale mobili è un paradigma del bene comune. Mettendomi in fila, allineato a destra, io decido consapevolmente di rallentare la mia marcia perdendo alcuni secondi del mio tempo per permettere alle persone che hanno fretta di camminare sorpassando la fila.

Lo faccio, però, con la fiducia nel sistema nel suo complesso: quando io avrò fretta, so che avrò la possibilità di camminare velocemente per le scale mobili sorpassando la fila di chi non ha urgenza, voglia o energia per farlo, ma che rispetta la mia, standosene placidamente allineato sulla destra.

Non rispettare questa regola rovescia il paradigma del bene comune: non accetto, cioè, che la mia marcia subisca un ritardo di pochi secondi, mi metto dove capita e me ne sbatto se qualcuno ha fretta. Pensando di non aver fatto niente di male e non considerando il fatto che per colpa mia ci saranno persone che avranno perso dei treni o delle occasioni.

Il bene comune, come le scale mobili, è un reciproco scambio di beni. In questo caso il bene è il tempo: ne cedo un po’ alla collettività quando non ne ho bisogno perché so che la collettività me lo restituirà quando mi serve. Se non lo faccio la collettività mi sanzionerà invitandomi a spostarmi sulla destra. Se, però, come me, non lo fa la maggioranza delle persone io non avrò sanzioni (in questo caso solo morali) ma nemmeno un vantaggio, un beneficio, una possibilità di farcela quando starò facendo tardi ad un appuntamento, starò perdendo un treno o vorrò arrivare presto a casa per dare un bacio alla persona a cui voglio bene.

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2018
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Giu
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E’ passata un po’ troppo inosservata, secondo me, un’intervista pubblicata oggi a pagina 15 del Quotidiano nazionale (Nazione, Giorno e Resto del Carlino). Giovanni Panettiere, un giornalista molto in gamba e che conosce bene i meccanismi della Chiesa, ha intervistato Nunzio Galantino, il nuovo segretario generale della Cei. Un vescovo...
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Non mi ricordo chi ha detto (nel caso non lo avesse detto nessuno lo dico io adesso) che quando si scrive bisognerebbe usare le parole come se si stessero usando per la prima volta. Farlo è difficilissimo. Il luogo comune, l’espressione abusata, la parola furba, sono sempre lì ad aspettarci,...
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Sorial che ha detto boia a Napolitano, non solo è stato profondamente maleducato, ma anche politicamente inqualificabile. Un episodio orrendo della storia della democrazia italiana. E però l’articolo 68 della Costituzione dice che “I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati...
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Legge elettorale for dummies

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Almanacco delle parole che non vogliono dire più niente: SPUNTARE

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C’era una certa attesa e una certa curiosità in Sala Borsa a Bologna per la presentazione del nuovo logo della città. E’ un’idea carina: i grafici triestini che hanno vinto hanno immaginato un alfabeto grafico che permette a chiunque di scrivere cosa sia Bologna. C’è anche un sito, in versione...
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28
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Nov
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Gli svizzeri hanno detto no. Non è passato il referendum che prevedeva che un manager non potesse guadagnare in un mese più di quello che l’operaio o l’impiegato meno pagato della sua azienda guadagna in un anno. In compenso c’è già chi in Italia ha pensato che potesse essere una...
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Nov
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21
Nov
2013
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